Leonardo Tondelli - 08/05/2017

Gold, il grande spoiler

Gold - la grande truffa (Gold, Stephen Gaghan, 2017).

Per quanti anni l'ho cercato. Ormai avevo perso le speranze, quando mi arrivò una dritta: nella suite di un grande hotel della capitale sopravviveva a sé stesso uno degli ultimi Titolisti del Cinema Italiano. Aspettava che qualcuno salisse ad ammazzarlo o scendesse a pagargli il conto. Entrambe le cose erano al di fuori della mia portata, ma provai ugualmente a salire con una bottiglia di scotch. Si sciolse subito. In fondo moriva dalla voglia di raccontare, di difendersi.

"Quando ha capito che voleva fare il Titolista?"

"Non c'è stato un momento preciso... ho sempre saputo che l'avrei fatto, lo faceva mio padre, e il padre di mio padre, il cinema italiano è così".

"Anche suo padre cambiava i titoli dei film stranieri?"

"È stato uno dei più grandi. Ha presente Non drammatizziamo... è solo questione di corna?"

"Domicile conjugale, di François Truffaut".

"Ahah, sì".

"È stato suo padre a cercare di far passare un film di Truffaut per una commedia sexy con Lando Buzzanca?"

"Ci siamo comprati un'Alfa Giulia con quel titolo".

"Lei invece è quello che ha tradotto Eternal Sunshine of the Spotless Mind con..."

"No, non sono io quello..."

"Se mi lasci ti cancello".

"...purtroppo. Che invidia. Grandissimo titolo".

"Crede che in qualche modo abbia giovato alla fruizione del film?"

"Non lo so. Ma lo ha portato in un centinaio di sale in più. Migliaia di biglietti in più. Il nostro mestiere serve a questo".

"A vendere illusioni".

"Non è l'essenza stessa del cinema?"

"Non pensa che un titolo così sia in qualche misura truffaldino? A che è servito riempire centinaia di sale in più, se la gente che entrava credeva di vedere una commedia con Jim Carrey..."

"È servito a vendere loro biglietti, ecco a cosa. E magari a uno su dieci il film sarà pure piaciuto. Come dovevano tradurlo?"

"Non so, per esempio L'eterna luce di una mente pura".

"Wow".

"Grazie".

"Forse un centinaio di biglietti in tutt'Italia riusciva a venderli anche lei. L'eterna luce di una mente pura, ma certo. Che razza di ipocriti".

"Prego?"

"Mi ha sentito benissimo. Voi, voi tutti che ci odiate, siete solo ipocriti. Per mille euro in più cambiereste il nome anche ai vostri figli".

"No, non credo".

"E per diecimila?"

"N-no, direi di no".

"E qual è il problema? Mi dica, qual è il problema se un film invece di avere un titolo noioso ne ha uno un po' più accattivante? Ha paura di trovare più gente quando entra in una sala?"

"Mi dica soltanto una cosa. Lei si ricorda un film del 2017, di Stephen Gaghan..."

"Buio assoluto".

"Con Matthew McConaughey, che fa il cercatore d'oro..."

"Ah, quello! Non male dopotutto".

"È lei che ha deciso di sottotitolare la versione italiana "La grande truffa"?"

"Sì, è successo".

"Mi può spiegare il perché?"

"Non c'è già arrivato da solo?"

"Ma..."

"Senta, il nostro non era un lavoro da dilettanti. Non è che ci sedevamo in un angolo e tiravamo fuori bigliettini da un sacchetto. C'erano indagini di mercato precise. Le commissionavamo, le analizzavamo, e ne ricavavamo delle indicazioni preziose. Se le dicessi - e non lo confermo - ma se le dicessi che la parola "truffa" in un titolo italiano valeva da sola seimila biglietti in più..."

"Aveva almeno visto il film?"

"Crede che fosse un gioco? Crede che non li amassimo, noi, i film? Mio padre era un appassionato di nouvelle vague, lo sa?"

"Si è reso conto di aver rivelato il finale del film nel sottotitolo?"

"Beh, adesso, poi, il finale del film..."

"Se n'è reso conto o no?"

"Senta, lei non può capire certe volte la pressione. Me lo ricordo bene quel film, e le attese che aveva generato - era una storia pazzesca. Lo sa che lo doveva fare Michael Mann, a un certo punto? E poi è passato..."

"...a Spike Lee".

"Ed era un veicolo per McConaughey, che in quel momento andava fortissimo. Sembrava un colpo sicuro. Ci avevamo investito. Ma poi... a un certo punto si scopre che il regista è cambiato di nuovo, ed è questo... come ha detto che si chiama?"

"Gaghan. Ha scritto e diretto Syriana".

"Ecco, basta dirlo. Syriana. Fosse stato per me, l'avrei chiamato 40 Notti di Petrolio. Ma avrebbe floppato lo stesso. Ci facciamo dare un copia per farci un'idea, e scopriamo che ovviamente è un casino. Il tizio ci stava fottendo".

"In che senso?"

"Andava alla cieca, sapeva che sottoterra da qualche parte aveva una storia, ma non sapeva dove cercarla. Ogni tanto tirava fuori qualche idea, ma non era roba del suo sacco. Qualche idea da David O. Russell, qualche pezzo fregato a Scorsese - come se Scorsese facesse materiale che si camuffa facilmente".

"Ma c'era pur sempre McConaughey".

"Altroché se c'era. Fin troppo. Spalmato in ogni fotogramma. Come a dire: pensaci tu. Una palese dichiarazione di inadeguatezza alla macchina da presa".

"Però il personaggio serafico di Édgar Ramírez è perfettamente complementare a quello del protagonista".

"Sì, vabbe', resta il problema di due ore di primi piani di McConaughey, che se fossero i primi anni Zero andrebbe benissimo, ma è un McConaughey con la pelata e i denti storti. Recensioni perplesse. Box office americano in picchiata. Dovevamo inventarci qualcosa, capisci?"

"Ma è una storia fantastica".

"Che ti posso dire, si vede che non bastava".

"Era un buon motivo per... per..."

"Avanti, dillo".

"Per spoilerarla?"

"Seimila biglietti in più, figliolo. Seimila biglietti".

"...di gente che si sarà sentita presa in giro e avrà pensato: non ci torno mai più al cinema".

"Lo crede davvero? Ma no, tornavano sempre. Quella era gente che al cinema ci andava, era qualcosa di più forte di loro. La fame di illusioni".

"Se è così, perché la ritrovo in bolletta e senza un mestiere?"

"È finita la gente". 

"Ovvero..."

"Finita. Invecchiati o morti. I giovani guardano serie in tv, la fine era segnata. Abbiamo solo cercato di viverci finché abbiamo potuto. Non è quello che facevano tutti?"

"Cosa facevano tutti?"

"Non saprei, ero quasi sempre al cinema. Ma mi ero fatto questa idea che scavassero buche".

"Buche? E perché?"

"Per riempirle".

"Non capisco".

"Per sentirsi impegnati, professionali, indaffarati, e magari qualche volte per caso trovavate un po' d'oro e vi ripagavate la spesa. Ma il più delle volte l'oro lo gettavate voi. Non andava così con tutto, in quegli anni?"

"Si è fatto tardi, può tenere la bottiglia".

"Non buttavate un sacco di soldi dei genitori in startup che servivano sostanzialmente a percepire fondi per le startup? Non passavate anche voi il tempo a inventarvi titoli fantasiosi per i vostri progetti, per i vostri curricula?"

"È stato un piacere, addio".

"Cosa si aspettava di trovare salendo quassù, l'uomo che ha ucciso il cinema? Il cinema non muore, il cinema è tutto intorno, basta trovare qualcuno disposto a farsi..."

"Fregare".

"...raccontare una bella storia"

"Non è una bella storia se sveli il finale".

"Non mi sono mai piaciuti i finali. La vera magia del cinema è quando si spengono le luci, e la gente spegne il telefono, e al botteghino ti dicono quanti biglietti hanno venduto..." 

 

Gold è al Cine4 di Alba alle 19:30 e 21:00; al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo alle 20:10 e 22:40; al Vittoria di Bra alle 20:00, 22:30; al Cinecittà di Savigliano alle 20:15 e alle 22:30. Non fate troppo caso al sottotitolo italiano.