Leonardo Tondelli - 10/04/2017

Il fantasma di Scarlett (e il suo guscio)

Ghost in the Shell (Rupert Sanders, 2017).

Nel futuro saremo tutti replicanti e...

"Ancora?"

Aspetta, aspetta, nel futuro saremo tutti replicanti e smontabili e...

"Già visto".

Aspetta, aspetta, saremo tutti connettibili con gli spinotti dietro la nuca!

"Ancora gli spinotti? cos'è, il primo numero di Nathan Never (1991)? Persino la prof delle medie ha un tablet senza prese usb, vuoi dire che neanche nel futuro riusciremo ad avere un bluetooth decente?"

Nel futuro saremo tutti replicanti di Scarlett Johansson.

"Comprato".

Cosa ti piace di Scarlett Johansson? Quanti pezzi di Scarlett Johansson possiamo togliere a Scarlett Johansson prima che non ti piaccia più? Un braccio, ok, quello si può togliere anche a Charlize Theron, ma proviamo a togliere tutto tranne il broncetto. Sei ancora preso da Scarlett Johansson? Togliamo anche quello. Se ci pensate non è nemmeno il primo film in cui vi si pone il problema. Usciresti con un alieno assassino se però per attirarti si travestisse da Scarlett Johansson? Usciresti con un sistema operativo se almeno avesse la voce di Scarlett Johansson? (E se poi lo facciamo doppiare da Micaela Ramazzotti, ti innamoreresti lo stesso?) Nessun'altra diva ha giocato così tanto a decostruirsi, a farsi a pezzi, a ridursi a fantasma. Se date un'occhiata alla sua filmografia recente, sembra che non le interessi fare altro. Doppia cartoni animati, presta il viso a personaggi di fumetto che vengono animati da controfigure o computer-grafica, e si prende in giro da sola in una sequenza dei fratelli Coen. Che cosa sta cercando di fare Scarlett Johansson?

 

Il cyberpunk aveva questa fobia del vuoto, grattacieli, grattacieli ovunque,

come i salami di Jacovitti.

 

E tu? Cosa sei disposto a guardare per Scarlett Johansson? Un altro film degli Avengers? Un film di Luc Besson? Il remake di un anime degli anni '90, Blade Runner in salsa di soia? Tutto quel cyberpunk così terribilmente datato, quello coi cavi e gli spinotti e i pistoloni? Non potrebbe fare commedie brillanti, Scarlett Johannson? Sarebbe perfetta, no? Possibile che l'unica commedia rilevante sia stato un Woody Allen di più di dieci anni fa? È così carina quando sorride, perché deve fare la cosplayer imbronciata? In fondo anche alla Marvel la usano per i siparietti, e alla Marvel sanno quello che fanno, più che altrove.

 

(Magari non è colpa sua - avete visto commedie americane di recente? Forse il genere è stato preso in ostaggio da trenta-quarantenni misogini in addio al celibato da una vita. Mentre Scarlett si è data ai fumetti. È tutto sottosopra).

 

Il nemico (spoiler), è una versione Beta del protagonista, il che non mi pare che succedesse nell'originale, ma ormai è un tropo dell'immaginario hollywoodiano: persino il Teschio Rosso cinematografico è un Beta di Capitan America.
L'equipaggio di Star Trek incontra un equipaggio precedente che è diventato cattivo, ecc.

(Forse il messaggio subliminale è: ti sei ricordato di scaricare gli aggiornamenti? 
Un device che non si aggiorna diventa malvagio!)

Magari semplicemente la Johansson cerca quello che la Marvel non le ha voluto dare: il franchising. Il ruolo da protagonista in una saga che possa fare quei tre, quattro episodi. In fondo ce l'ha fatta la Jolie, ce l'ha fatta Milla Jovovich (ok, budget diversi), perché non lei? Per un sogno del genere, è stata disposta ad andare dove nessuna attrice americana sulla cresta dell'onda era stata prima: su un set di Luc Besson. In confronto Ghost in the Shell è quasi un bel film. Epperò Lucy è costato meno della metà e per ora ha incassato tre volte tantoGhost alla fine non sarà un flop, non può esserlo, ma qualcosa non ha funzionato. E non è la resa grafica (dico "grafica" perché ormai ci siamo, il confine tra animazione 3d e live action è saltato: la Johansson è definitivamente un ghost, un'idea che sopravvive nel nostro cuore anche quando, nella scena centrale, perde letteralmente pezzi di faccia). La sfida di dare una consistenza più realistica all'anime che più di ogni altro ha definito l'immaginario cyberpunk è stata vinta, ed è una vittoria assolutamente inattesa.

Il problema è che pur sempre un cyberpunk pre-Matrix, un immaginario anni '90 che si costruiva aggiungendo dettagli, su dettagli, grattacieli su grattacieli, macchinoni, pistoloni, grovigli di cavi, tutte cose che oggi ci risultano necessariamente datate, analogiche. Oggi che abbiamo fotocamere senza obiettivi sporgenti, l'idea che un tizio se li faccia montare al posto degli occhi ci sembra più morbosa di quanto non fosse. È bizzarro, perché siamo ormai ad anni Dieci, e la legge dei vent'anni prevederebbe una seria nostalgia per quell'immaginario. E invece tutti sono rapiti per cose anni Ottanta come Stranger Things, o addirittura per storie più vecchie, come quelle su cui ancora si basano i mondi immaginari della Marvel e della DC. Il cyberpunk proprio non ce la fa a tornare. Forse perché non era un mondo immaginario: di tutti i mondi è davvero quello che stiamo per vivere, e quindi ha meno senso averne nostalgia. Scarlett Johansson non interpreta il Maggiore, in un certo senso lo è. Chissà se esiste davvero ancora in forma fisica. Di sicuro esiste un'idea di lei, che si smonta e si rielabora di film in film, di guscio in guscio. La prospettiva è meno spaventosa di quel che sembra. Come il cyberpunk, a furia di guardarlo ci siamo assuefatti (il che lo rende un po' noioso al cinema) e onestamente non ho obiezioni a immaginare la Johansson che presta le fattezze ad eroine da fumetto per qualche altro secolo. Se però la facessero sorridere un po' di più, ecco, preferirei. Ghost in the Shell è al Cityplex di Alba (21:30), al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (20:20, 22:40), al Vittoria di Bra (22:00), al Multilanghe di Dogliani (21:30), all'Italia di Saluzzo (22:15) e al Cinecittà di Savigliano (22:30).