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Leonardo Tondelli scrive su l'Unità, il Post e leonardo.blogspot.com. Ha scritto La Scossa: l'Estate del terremoto in Emilia (Chiarelettere 2012), Futurista senza futuro (Le Lettere), Storia d’Italia a rovescio (2006-2001) (RGB)

Cinema

Un film morto. Vivente. No, morto.

mercoledì 10 luglio 2014

I SOLDI DEL BIGLIETTOOOOOOOH.... GGGRRRR....

I SOLDI DEL BIGLIETTOOOOOOOH…. GGGRRRR….

 World War Z (Marc Forster, 2013)

 

1. Qualcosa sta succedendo a tutti i film di zombi. Forse è cominciato con quel telefilm tratto da quel fumetto. O con qualche remake del sequel del remake – insomma, a un certo punto tra i film di zombi si è sparso il contagio, in tutto il mondo sono diventati noiosi e prevedibili. Brad Pitt indaga. Passa da un set catastrofico a Philadelphia a un film di guerra girato in notturna per risparmiare, a un altro set catastrofico in Israele, e ovunque non trova che noia e prevedibilità. Da dove si è diffuso il morbo? “Non importa chi è stato il primo” gli dice una comparsa qualsiasi, “cerca piuttosto un modo per ravvivarli”. Dopo un atterraggio di fortuna in Galles (equipaggio e passeggeri erano stati annoiati a morte dall’ennesimo film di zombi), Pitt precipita nei pressi di una cineteca e ha un’intuizione: per salvare il genere bisogna iniettargli il peggior virus narrativo dell’ultima generazione.
“Ditemi dove lo tenete rinchiuso”.
“No, non possiamo… no! Guarda come ha ridotto Star Trek!”.
“È la nostra unica speranza, liberatelo. Facciamoci tutti un’endovena di Lindelof”.

 

2. Che poi non è nemmeno giusto dare la colpa a Lindelof. È un film nato sbagliato, da un’idea compromissoria (un film di zombi con meno sangue possibile, affinché non sia vietato ai 14enni negli USA che altrimenti restano a casa a guardarsi Romero in dvd), e con la terribile responsabilità di avere devastato un libro omonimo che proprio non se lo meritava. Il risultato finale, dopo ripensamenti e riscritture, sta al libro di Max Brooks come uno zombi sta a un essere umano: il libro era vivo, brillante, pieno di idee e di riflessioni sociali, politiche, economiche; il film è un brandello di narrativa morta, anzi più brandelli di narrativa morti messi assieme, che camminano stancamente in direzione del finale all’unico scopo di infettare qualche altro film, magari un sequel. In un certo senso Pitt e compagnia sono riusciti a realizzare non già un film di zombie, ma un film zombi, un film morto vivente. Più morto che vivente. 

 

CIAO! Che fate di bello? Io ACQUISTO IL CORPO DELLA MOGLIE DI BRAD nei contenuti speciali del DVD.

3. Finalmente un film di cui posso rivelare il finale, visto che lo hanno buttato via e Lindelof ne ha scritto uno diverso (che poi non è neanche così malissimo, dai). Dunque, l’aereo da Gerusalemme atterra senza grossi intoppi in Russia. Qui le simpatiche guardie aeroportuali sparano a tutti i vecchi i deboli e i malati, e arruolano gli altri nella grande guerra patriottica contro gli zombi. Brad e la cecchina israeliana vengono quindi impiegati nella difesa di Mosca, e hanno modo di notare che gli zombi slavi sono molto più lenti di quelli americani o israelopalestinesi. La geniale intuizione è che non reggano il freddo. Appena Brad se ne rende conto, primo al mondo (i canadesi troppo scemi per condividere l’informazione) si appende a qualche telefono satellitare e cerca ovviamente la moglie. Non so se avete notato, ma l’agente segreto delle Nazioni Unite, se deve fare una telefonata sola, non la fa alle Nazioni Unite, ma alla moglie per chiedere se i bambini stanno bene, e la fa coi nostri soldi di contribuenti mondiali, e poi uno si sorprende che gli zombi vincano le elezioni. Comunque. Adesso tenetevi: la famiglia si trova in un campo profughi in Florida, zona subtropicale (quindi zombi velocissimi), e per garantirsi la sopravvivenza la moglie VENDE IL SUO CORPO. E non lo vende a chicchessia, ma per esempio A MATTHEW FOX DI “LOST”, che se siete pronti di riflessi avete notato in una scena iniziale su un elicottero; e se lo avete notato vi sarete pure chiesti: ma che ci fa Matthew Fox di Lost? Nulla; passava sul set per caso in elicottero; ma prima che Lindelof ci mettesse le mani COMPRAVA IL CORPO DELLA MOGLIE DI BRAD PITT, o le faceva da pappone, non ho capito bene. Brad capisce che deve assolutamente tornare a casa prima che le cose si mettano davvero male, quindi attraversa la Russia e il Pacifico e sbarca in Oregon. Fine del film e arrivederci al prossimo. Sette euro bene spesi, vero? Dopo tre anni che ci lavoravano lo script era una cosa del genere. Ne hanno anche girato dei pezzi (la battaglia di Mosca). Poi qualcuno deve essersi detto: ma sul serio? Dopo tutti gli sforzi per produrre un film di zombi senza sangue e sbranamenti; dopo averne girato metà al buio per evitare che si vedano i morsi e le budella; dopo aver dosato il sangue col contagocce… sul serio ci infiliamo il mercimonio della madre di famiglia iuessei? Come siamo riusciti a trasformare un bel romanzo satirico in un polpettone deprimente come questo? Chi ci aspettiamo che verrà a vederlo, quale famiglia porterà i figlioletti al cinema estivo a vedere un film di zombi in cui il papà diventa un fantaccino russo e la mamma con tanto amore per i figli fa le marchette in un campo profughi? Come ne usciamo da questo guaio?

“Apri la valigetta”.

“No, la valigetta no!”
“Non abbiamo altra speranza”.
“Ma hai visto cosa è successo a Prometheus”
“Ti dico che è l’unica speranza. Dieci milligrammi di Lindelof, sparati in vena. Persino gli zombi lo schifano”. 

 

4. Ma Brad Pitt da qui in poi farà sempre così? Metterà la famiglia in tutti i film che fa? Adotterà un bambino ogni volta? Se gli danno i Tre Moschettieri, lo trasformerà in “La famiglia D’Artagnan?” Se Craig gli cede il ruolo, lui sposa Ms Moneypenny nell’episodio “007 – Casa Dolce Casa”?

 

Non è un muro.

5. Per fare un esempio di come il film abbia mortificato il libro: l’episodio di Gerusalemme. Come tutte le cose che c’entrano con Israele, è molto controverso; i muri nel film sono molto simili a quella “barriera difensiva” (era vietato chiamarla “muro”) costruita nel decennio scorso che rese ancora più difficile la vita dei palestinesi ma pose fine agli attentati suicidi in Israele – anche se alla prova dei fatti gli zombi si mostreranno assai più determinati ed efficienti di Hamas e Jihad Islamica. Ma il risultato finale è così amorfo, anche da un punto di vista ideologico, che puoi persino accusare il film di antisemitismo subliminale: c’è una pandemia mondiale di morti viventi e gli israeliani LO SAPEVANO CON UN MESE DI ANTICIPO. Che bella idea, chissà a chi è venuta, chissà quante pacche sulle spalle gli hanno dato, ehi, eppure mi ricorda qualcosa… ebrei che conoscono una catastrofe in anticipo… dove l’ho già sentita? era una leggenda metropolitana, vero? Nel romanzo l’episodio assumeva un indirizzo politico chiaro: Brooks immagina che l’emergenza forzi israeliani e palestinesi a creare uno Stato unitario per fare fronte comune contro i morti viventi – salvo dover fare i conti con una rivolta degli ultrafondamentalisti ebrei che degenera in guerra civile. È forse l’idea portante del libro: gli zombi non sono il vero problema, il problema è la difficoltà degli umani a ad andare d’accordo, a fronteggiare un’emergenza in modo razionale. E poi sì, per Brooks i fondamentalisti sono la quinta colonna degli zombi. È un’idea forte, può farti discutere, ma è irriproducibile in un blockbuster. Non puoi offendere gli israeliani, fondamentalisti o meno, in un blockbuster. Nemmeno i cinesi puoi più offendere, e quindi a Brad nessuno vuole dire che il paziente zero è in Cina. Nel libro era chiaro, nel film non si può dire. Non si può nemmeno spostare in qualche altro Paese, perché è un blockbuster e deve andare nelle sale di tutto il mondo. L’unico Paese di cui può parlare male un blockbuster, lo si capisce con chiarezza, è la Corea del Nord. Quindi, insomma, la globalizzazione porta alla pandemia. Non importa quanto un’idea di partenza sia originale, e interessante, e piena di contenuti originali: quando la trasformi in un blockbuster diventerà invariabilmente la storia di un padre di famiglia che salva il mondo da una minaccia. A quel punto perché non riguardarsi la Guerra dei Mondi, dove i bambini non sono semplici burattini in balia degli incidenti stradali?

 

6. Ancora sull’episodio di Gerusalemme: alla fine gli zombi riescono a saltare la barriera, ma perché? Perché la gente dentro fa troppo rumore. E perché fanno troppo rumore? Perché i palestinesi e gli israeliani stanno innalzando canti di pace, sciagurati! Il complesso militare industriale ce la mette tutta per salvarci dai morti viventi, e i pacifisti con le loro canzoni inutili aprono i cancelli ai morti viventi. Ora, da un punto di vista politico i film catastrofisti si possono dividere in due famiglie, a seconda di come trattano il potere. Possono denunciarne la miopia, mettendo in scena presidenti e generali inetti che prendono decisioni sbagliate (spesso osteggiando con un geniale scienziato che ha capito tutto facendo equazioni sulla lavagna mesi prima). Oppure possono attaccarsi alle braghette dei generali come l’unica risorsa: viva lo Stato d’emergenza. Abbiamo bisogno di un esercito forte, in caso di catastrofi. E abbiamo bisogno di catastrofi, sennò ci stanchiamo a finanziare un esercito forte. Questo film – questa carcassa di film – è del secondo tipo, più per pigrizia che per reale convinzione. Vedi la disinvoltura con cui ammazza subito presidente e vicepresidente, così non c’è neanche bisogno di mostrare un fotogramma di Casabianca, ormai comandano gli ammiragli. E il geniale scienziato? Lo mandano subito nel posto più infestato al mondo, via il dente via il dolore.

 

7. Più che un film catastrofico, insomma, una catastrofe in sé: vedibile, persino divertente a sprazzi, come certi incidenti stradali che ci fanno rallentare, anche se il giorno dopo ricordiamo soltanto il senso di colpa. Vi susciterà la stessa simpatia delle lamiere contorte: un po’ le stesse sensazioni di un B-Movie, ma con tanti milioni di dollari in più. E alla fine capisci come deve sentirsi Lindelof: l’ebrezza del Frankestein della narrativa fantastica anni ’10. Mi avete dato dei pezzi di carne morta, organi sparsi che nemmeno combaciavano, io li ho cuciti assieme, gli ho dato un senso, e adesso vedete: cammina. Sì, via, più che camminare barcolla. Però funziona, si può fare! E arrivederci al sequel. Sì, certo, aspettaci.

 

Se volete evitare War World Z, state alla larga dal Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (20:10, 22:40, oppure in 3d, che scuro com’è dev’essere una fregatura memorabile, alle 20:15 e alle 22:45); dai Portici di Fossano (21:30); dal cinema Italia di Saluzzo (20:00, 22:15); dal Cinecittà di Savigliano (20:30, 22:30).


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