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Leonardo Tondelli scrive su l'Unità, il Post e leonardo.blogspot.com. Ha scritto La Scossa: l'Estate del terremoto in Emilia (Chiarelettere 2012), Futurista senza futuro (Le Lettere), Storia d’Italia a rovescio (2006-2001) (RGB)

Cinema

Lo Hobbit

venerdì 14 dicembre 2014

O come Jackson ha ucciso il mio Tolkien (con tanto amore)

Giovedì è uscito Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, di Peter Jackson. Jackson è il regista neozelandese che più o meno dieci anni fa è riuscito nell’impresa impossibile di trasformare in cinema Il Signore degli Anelli, la trilogia fantasy di J. R. R. Tolkien. Una cosa che o la ami o la odi, e se la odi hai già smesso di leggere alla seconda riga e quindi non c’è bisogno di spiegarti che Lo Hobbit è un romanzo che racconta fatti precedenti alla trilogia, scritto da Tolkien vent’anni prima in uno stile molto diverso. Per farla breve: mentre Il Signore degli Anelli è una saga finto-celtica composta a tavolino da un affermato professore di inglese medievale, Lo Hobbit è una favola scritta da un papà per i suoi bambini. Così, anche se alcuni personaggi sono gli stessi (il mago Gandalf, il mostriciattolo Gollum), il mondo in cui si muovono ha tutt’altra consistenza. 

Mettiamola così: quando leggi lo Hobbit, a qualsiasi età, torni come un bambino davanti a un grande libro di fiabe con nani e draghi, e Gandalf ti sembra un grande mago onnipotente; se riapri Il Signore degli Anelli ridiventi per un attimo adolescente, ma sul serio: se non sei lesto a chiuderlo ti rispuntano i brufoli e coi brufoli si rifanno vive certe ossessioni da nerd come imparare l’alfabeto runico e la cronologia della Terza Era, mentre lo stesso Gandalf ti sembra un mago, sì, potentissimo, non c’è dubbio, però in certi tratti piuttosto discutibile, e poi cos’è questa storia che vuol sempre aver ragione lui, certe decisioni andrebbero prese all’unanimità, Occupy Terra di Mezzo! Sarebbe interessante verificare se Jackson, il cui profondo amore per Tolkien e le sue creature è fuori discussione, sia riuscito a rispettare questo approccio diverso: da quello che ho letto, e soprattutto dai trailer, mi pare di no. La semplice scelta di dividere lo Hobbit in tre parti, e di farne insomma una saga della stessa durata del Signore degli Anelli, mi sembra che tradisca il proposito di dare al pubblico, e soprattutto agli adolescenti brufolosi, ciò che gli adolescenti brufolosi vogliono, e cioè saghe, saghe, saghe. Però questi sono pregiudizi: per verificarli dovrei come minimo andare al cinema e dare un’occhiata, ma non ne ho tanta voglia. 

Non è una questione di durata – anche se centosessanta minuti, alla mia età, non sono mica sicuro di reggerli ancora; e pensare che siamo soltanto alla prima parte di tre – alla fine sarà uno dei rari casi in cui ci si mette più tempo a guardare il film che a leggere il libro (un altro caso: Eyes Wide Shut vs Doppio Sogno). È che me la sono un po’ legata al dito con Jackson, per quello che ha fatto al mio Signore degli Anelli. Lo ha distrutto. Con tanto amore, per carità, tanta dedizione, tanta filologia, e tuttavia lo ha fatto fuori, non esiste più, e ancora non me ne sono fatta una ragione. 

Sia chiaro, non credo che gli amanti di Tolkien potessero ragionevolmente aspettarsi una riduzione cinematografica migliore della sua. Non si tratta solo di fedeltà al testo: se è per questo di tradimenti ce ne sono, e parecchi. Ma è un film realizzato con molto amore, e l’amore si vede anche nei tradimenti.

Il guaio forse è proprio che è stato realizzato fin troppo bene. Senza scomodare scenografie ed effetti speciali, pensate solo al casting. Frodo è Frodo, Bilbo è Bilbo, Gollum è Gollum. A un decennio di distanza mi sembra di avere sempre immaginato gli hobbit coi volti dei loro attori, tanto bene sono stati scelti. Eppure, quando ancora il film non c’era, io devo aver avuto un altro Gollum in mente. Ma com’era fatto il mio Gollum? Non me lo ricordo più. Il Gollum del film si è perfettamente sovrapposto a quello della mia immaginazione.

Vale per quasi tutti i personaggi: elfi, nani, uomini: che volto avevo dato a Galadriel? Troppo tardi. Ormai ha quel nasone. E mi sembra che non potrebbe avere mai avere avuto un naso diverso. L’immaginazione è una cosa fluttuante, ma ora i volti degli elfi e dei nani sono fissati per sempre. Tutto quel che riesco a ricordare è che Aragorn, per me, doveva essere sbarbato. Un’idea abbastanza stupida: è chiaro che Jackson a queste cose ci ha pensato molto più, e ha preso le decisioni giuste – peraltro ha capito che grande attore fosse Viggo Mortensen molto prima di chiunque (anche di Viggo Mortensen). Ma allora è questo il Cinema? Delegare la propria fantasia a dei professionisti?

Prendi il ragno gigante, Shelob. Si può immaginare qualcosa di più orrido di Shelob? Anche nella mia immaginazione, avevo probabilmente lavorato di chiaroscuro. Ma Jackson fa cinema, e il cinema è l’arte delle luci. Se c’è Shelob, lui ce la deve mostrare tutta. La sensazione di trovarsi sotto l’addome di Shelob è qualcosa da provare, se non siete cardiopatici: ma per quanto possa essere ben realizzato e credibile, un mostro cinematografico resta un mostro cinematografico, parente di Gozzilla e King Kong. Può fare schifo, e in effetti ne fa parecchio, ma una volta messo totalmente in luce, non fa più veramente paura. Ed ecco un altro pezzo della mia fantasia che s’invola: l’orrore per Shelob.

Più infernale di Shelob, c’era solo (mi sembrava di ricordare) la lenta agonia di Frodo verso Monte Fato. Gli inganni di Gollum, l’angoscia di Sam. E tutto questo nel film c’è. Pensavo che fosse la parte più mistica del libro, che altrimenti sarebbe solo una lunga fiaba dove il Bene vince contro il Male. Mentre inventando l’anello, e mettendolo al collo di una creatura fragile ma determinata, Tolkien rendeva tutto molto più interessante: l’idea del male come fardello da portare con sé, il percorso di purificazione, il tradimento sempre in agguato (sia di sé stessi che degli altri), e un sacco di altre cose.

E tutto queste cose, nel film, c’erano? Insomma. Forse c’erano, ma – naturalmente – un po’ semplificate. O no?

Su qualche mensola devo avere ancora il megatascabile Rusconi (Rusconi era l’ex funzionario Rizzoli che pubblicava le cose un po’ imbarazzanti per il prestigioso gruppo editoriale: i pettegolezzi sui Savoia e il Signore degli Anelli).Vado a riguardare le pagine. No, non è colpa del cinema. Il libro la fa abbastanza semplice: Sam, Frodo e Gollum si fanno strada verso il monte Fato. Ero io che tendevo a farla complicata. Perché dopo aver letto il libro, secoli fa, avevo continuato a fantasticarci su, e crescendo la fantasia era cresciuta con me: avevo trasformato l’Anello in un simbolo dell’ambizione, dell’invidia, perfino della dipendenza. Tutte belle cose, che forse J.R.R. Tolkien aveva previsto; ma non erano nel libro: erano nello spazio tra il libro e la mia immaginazione.

In questo spazio delicato, soggetto a periodiche scosse di assestamento, ora è passato il bulldozer di Jackson. Niente sarà come prima.

Tutto, in compenso, sarà più colorato (perché Jackson ha più colori di quanti avrei potuto mettercene io), più luminoso, persino più filologicamente corretto: ma non cambierà più. Frodo sarà sempre quel Frodo. E sarà uguale a quello di chiunque altro abbia visto il film. E abbiamo tutti visto il film.

Pazienza, almeno io so di avere avuto un tempo un mio Frodo che era diverso, so di avere avuto una mia immaginazione, anche se non riesco più a ricordarla – ma i bambini? Quelli che guarderanno il film prima di leggere il libro? Per loro il lavoro di fantasia è finito ancora prima di cominciare. Ecco, l’idea che i bambini vadano a vedere il film, proprio questo film, prima di leggere il libro, mi sembra uno sterminio di fantasia di massa. Commesso con le migliori intenzioni del mondo, da un regista che ama e rispetta Tolkien molto più di quanto lo ami e lo rispetti io, e tuttavia secondo me non dovrebbe avere il diritto di dare per sempre una faccia a Bilbo Baggins. La faccia a Bilbo Baggins gliela dovrebbero dare i bambini. Andate pure a vedere lo Hobbit, voi. Ma i bambini lasciateli a casa, fate loro questo favore (tanto più che non è detto che li reggano nemmeno loro, centosessanta minuti. Quanti popcorn può ingerire un novenne in centosessanta minuti? Vale la pena di fare l’esperimento?)

Lo Hobbit: un viaggio inaspettato questa settimana è al cinema Fiamma nella versione in 2d (senza occhialini). In provincia lo trovate in 3d al Cityplex di Alba, al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo, al Multisala Vittoria di Bra e al Multilanghe di Dogliani; in versione 2d ai Portici di Fossano, al Bertola di Mondovì, all’Italia di Saluzzo; al Cinecittà di Savigliano. Buona visione.


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