ProNatura Cuneo - 10/01/2017

La cimice brunastra e i cambiamenti climatici

È arrivata dalla Cina, causa la globalizzazione e i commerci internazionali. È la temuta cimice fitofaga Halyomorpha halys, di color brunastro, amante di frutta ed ortaggi, che qui da noi ha trovato condizioni ideali per sopravvivere, soprattutto perché non esistono competitori naturali che ne riducano l’espansione. Eravamo abituati alla puzzolente cimice verde, Nezara viridula, che amava entrare nelle nostre case, ma non ha mai creato problemi alle coltivazioni agricole. Invece la cimice cinese non solo è stata un flagello per l’agricoltura, ma, con l’arrivare del freddo, ha invaso le nostre case alla ricerca di un po’ di tepore.La diffusione della cimice cinese, come di tanti altri insetti e funghi, è da attribuirsi anche all’innalzamento climatico del pianeta che offre loro nuovi territori da colonizzare, aree, per di più, dove non esistono competitori per cui la loro espansione non trova limiti.
Quando pensiamo all’aumento termico del pianeta, pensiamo alle calotte polari che si riducono, ai ghiacciai alpini ormai spariti, al livello del mare che aumenta, ma non alle specie aliene che ci troviamo in casa. Per di più le temperature più calde non sono un vantaggio per la vegetazione autoctona, soggetta ad un maggiore stress e quindi meno in grado di difendersi dagli attacchi parassitari.

Che fare nei confronti delle cimici cinesi? L’unica soluzione è l’intervento meccanico che consiste nel raccoglierle e poi distruggerle con il calore (non nell’acqua perché resistono all’acqua e possono ritornare nell’ambiente). Oppure spruzzarle con acqua calda e sapone, perché il sapone le disidrata, uccidendole. I trattamenti chimici sono inutili e dannosi. Non servono a nulla nei confronti della cimice, ma inquinano l’ambiente e danneggiano altre specie.
Le cimici sono estremamente prolifiche; le femmine depongono dalle 300 alle 400 uova due-tre volte l’anno, per cui il loro numero aumenta in poco tempo in modo esponenziale. Il freddo ne ridurrà il numero, senza però estinguerle, perché basta la sopravvivenza di pochi esemplari negli anfratti caldi delle case per far ripartire prepotentemente la specie all’inizio della prossima estate.Intanto, i ricercatori stanno lavorando a cercare i competitori naturali o a costruire feromoni che le ingannino sessualmente. È l’unica strategia possibile.


Piante e animali alieni
Sono così chiamate le specie che provengono da altre aree del pianeta. Le migrazioni degli esseri viventi sono sempre avvenute nella storia della Terra, favorite dal vento e dalle correnti marine per i vegetali, e autonomamente per gli animali alla ricerca di nuovi territori da conquistare o, come nel caso della specie umana, anche per curiosità, per conoscere nuovi mondi.L’uomo nel corso dei millenni è stato il principale motore della migrazione di alberi e animali. Si pensi solo a piante, come il castagno, che fanno parte ormai del nostro paesaggio, portato in epoca romana dal Medioriente, o a pomodori e peperoni, provenienti dalle Americhe.Oggi queste migrazioni si sono accentuate a causa del commercio internazionale che favorisce il trasferimento involontario di agenti patogeni in condizioni di scarso controllo delle merci.L’uomo, poi, in modo superficiale e incosciente, anche volontariamente, sposta le specie. Si pensi allo scoiattolo americano liberato in alcuni parchi, come quello di Racconigi, che si è adattato benissimo a scapito dello scoiattolo rosso nostrano.

Domenico Sanino